Specializzazioni mediche: chirurghi e ortopedici in calo per paura delle denunce

Qual è il prezzo da pagare per il diritto alla salute? E’ giusto che a rimetterci siano i medici? I dati sulle iscrizioni in calo ad alcune specializzazioni di medicina, mettono in allarme sull’abuso dello strumento della denuncia.

Ortopedia Specializzazioni mediche: chirurghi e ortopedici in calo per paura delle denunce

Spesso in tv vengono giustamente denunciati casi di malasanità ed è facile condannare la poca professionalità di medici, chirurgi etc. Ma esiste l’altra faccia della medaglia di cui invece si parla meno: le false denunce a scopo di truffa di cui sono vittime soprattutto chirurgi e ortopedici.

I dati parlano chiaro: le iscrizioni per queste due specializzazioni sono in netto calo negli ultimi anni proprio perché gli specializzandi hanno paura di ricevere questa pressione durante il lavoro.

A lanciare l’allarme era stato qualche tempo fa anche il prof. Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia “Agostino Gemelli” dell’Università Cattolica di Roma. Ci sono scuole di specializzazione per chirurgi che non riescono neppure a coprire i posti a concorso.

Il crollo delle iscrizioni tra il 2009 e il 2010 è pari al 30%. Questa situazione è consentita dall’anacronismo della legislazione italiana in materia di colpa sanitaria (risalente addirittura al Codice Rocco). Applicando alla lettera la legge ogni volta che un chirurgo interviene con il bisturi su una persona compie tecnicamente un atto lesivo (perché non è previsto l’atto medico).

Va detto peraltro che, se da un lato lo strumento concesso ai cittadini è per certi versi paradossale, dall’altro è poi il giudice a valutare caso per caso (e in effetti in media 8 denunce su 10 si concludono con l’assoluzione del medico).

Ma perché dopo anni di studio e lavoro un medico dovrebbe sopportare questo calvario nei tribunali (che può durare anche anni) e sottoporsi ad un giudizio che rischia di mettere in dubbio la sua credibilità professionale? La situazione appare ancora più paradossale se si pensa che, secondo la classifica stilata dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità, il nostro è il secondo sistema sanitario al mondo per efficienza).

La questione prevede alla base un’attribuzione di competenze sbagliata: in Italia la responsabilità medica rientra nell’ambito penale e non nel civile (come invece accade in molti altri Stati).

Ovviamente in questa sede non si vuole proporre una depenalizzazione ma suggerire un sistema più equo che attribuisca la responsabilità penale solo in caso di colpa grave. E’ un cambiamento di cui trarrebbero beneficio anche i pazienti: da qui a qualche anno infatti l’unica soluzione alternativa sarebbe quella di importare professionisti dall’estero, con un rincaro dei costi.

Quest’anno l’allarme, lanciato durante il Congresso Nazionale della Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), riguarda soprattutto le scuole di ortopedia: gli ortopedici sono la categoria medica più denunciata dai pazienti.

I dati parlano chiaro: se si pensa che in Italia ci sono circa 7000 ortopedici attivi e che al momento sono pendenti circa 2000 denunce è evidente che si parla di numeri esagerati. In pratica ogni ortopedico passa in media un quinto del suo tempo a difendersi dalle denunce piuttosto che a curare fratture etc. Voi lo fareste un lavoro così? Occorre trovare una soluzione che garantisca da un lato i diritti inviolabili dei cittadini, e dall’altro metta fine alla paura di errori in buona fede.

Già a partire dal mese di giugno 2010 la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) aveva stipulato un protocollo d’intesa con l’Osservatorio Medico Legale (OrME) , per analizzare le sentenze del Tribunale di Roma sulla responsabilità medica ed evidenziare gli errori umani più comuni degli ortopedici per prevenire ulteriori ricorsi in giudizio

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